IL CARRELLO
Credo di essermi danneggiato da solo, a furia di aspettare.
Ho perso tutti i treni, o forse non li ho mai cercati davvero.
Ora inseguo il mio destino su uno di quei carrelli dei vecchi film,
quelli che vanno avanti solo se spingi la leva su e giù,
su e giù…
E la spingo, eh!
Col fiato corto, ma la spingo.
Perché, come scrive ancora Susan Cain,
“gli introversi non vincono rumorosamente, ma resistono silenziosamente.”
E io resisto.
Per presunzione, forse,
per l’illusione che un giorno qualcuno capirà.
Ma intanto continuo a spingere la mia leva.
Alla fine è sempre la stessa storia:
introversi ed estroversi,
chi parla e chi ascolta,
chi brucia e chi decanta,
chi costruisce e chi si mette in mostra.
Andreoli dice che “la trasparenza è la forma più alta di verità, ma anche la più dolorosa.”
Ecco, io sono quell’uomo trasparente,
che fa del proprio dolore una canzone,
e della propria fragilità, un sussurro pieno di forza.
È solo blues, signori miei.
Ma è tutto quello che ho da dare.
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