L'ULTIMA NOTTE DI GREENWOOD

 Tulsa, Oklahoma – 31 maggio 1921

Quando Isaiah Walker abbassò la serranda della sua bottega era quasi buio. Prima di infilare la chiave nella serratura, si voltò un'ultima volta verso il locale. La chitarra era rimasta appesa accanto allo specchio più grande, il libro di poesie era ancora aperto sul tavolo e, tra le sue pagine, riposavano alcuni fogli che nessuno aveva mai letto. Erano versi scritti nelle notti d'insonnia, parole che non aveva avuto il coraggio di mostrare nemmeno a sua moglie Evelyn.

Sorrise. Sarebbe tornato il mattino dopo.

Greenwood, a quell'ora, aveva il volto tranquillo di tutte le sere. Il profumo del pane usciva dalla panetteria, il Dreamland Theatre stava svuotando la sala dell'ultimo spettacolo e davanti alla banca due uomini continuavano una discussione sul baseball iniziata chissà quando. Isaiah salutò il farmacista, il droghiere e la maestra della scuola elementare. In quel quartiere quasi tutti si conoscevano per nome.

Lo chiamavano Black Wall Street. Per chi ci viveva, però, era semplicemente casa.

Era il luogo dove migliaia di uomini e donne afroamericani avevano costruito, con il lavoro e la tenacia, ciò che per molti sembrava impossibile: imprese, scuole, negozi, studi professionali, teatri. Greenwood non era soltanto un quartiere prospero; era la prova che il futuro poteva essere diverso da quello che altri avevano deciso per loro.

Quella sera, però, insieme all'aria calda di fine maggio, cominciò a circolare un'altra cosa.

Una voce. Un ragazzo nero arrestato. Una ragazza bianca. Un ascensore. Un giornale che invocava il linciaggio.

Nessuno conosceva davvero i fatti. Ognuno aggiungeva un particolare diverso, ma quasi tutti erano convinti che, come altre volte, tutto si sarebbe spento da solo.

Isaiah ci credette. La notte, invece, arrivarono gli spari. Poi gli incendi. Poi uomini armati che avanzavano casa dopo casa.

Quando Isaiah riuscì a raggiungere la sua abitazione, il tetto era già crollato. Rimase immobile davanti alle fiamme. Non pensava ai mobili né ai vestiti. Pensava alla chitarra rimasta nella bottega, al libro di poesie e a quei fogli che nessuno avrebbe mai letto.

All’alba comparvero perfino alcuni aerei. Sorvolavano Greenwood mentre nuovi incendi divampavano tra le case. Non stavano cercando un colpevole. Stavano cancellando un luogo.

Quando il sole fu alto, del quartiere restavano soltanto muri anneriti, camini senza tetto e una distesa di cenere. Isaiah si sedette su una piccola collina poco distante. Accanto a lui una bambina stringeva una bambola senza un braccio. Per molto tempo rimasero in silenzio, osservando ciò che restava della loro città. Fu lei a parlare per prima.

«Torneremo?»

Isaiah raccolse una manciata di cenere e la lasciò scivolare lentamente tra le dita.

«Sì.»

«Come fai a esserne sicuro?»

L'uomo guardò il fumo salire verso il cielo.

«Perché una città non sono le sue case. Una città sono le persone che la portano dentro di sé.»

La bambina abbassò lo sguardo sulla bambola, come se cercasse di proteggerla da qualcosa che era già accaduto.

Molti anni dopo la storia avrebbe chiamato quella notte “massacro di Tulsa”. Per decenni se ne parlò poco, quasi fosse una vergogna da nascondere. Eppure Greenwood tornò a vivere, perché ci sono luoghi che continuano a esistere finché qualcuno ne custodisce la memoria.

Forse è proprio questo che fanno gli elefanti.

Non impediscono agli incendi di divampare.

Impediscono all'oblio di vincere.

—-

Il personaggio di Isaiah Walker è frutto di invenzione narrativa. Greenwood, la sua prosperità, la sua distruzione e il coraggio dei suoi abitanti appartengono invece alla storia.

Nota storica

Il massacro di Tulsa ebbe luogo tra il 31 maggio e il 1° giugno 1921 nel quartiere afroamericano di Greenwood, a Tulsa (Oklahoma), una delle comunità nere più prospere degli Stati Uniti, nota all'epoca come "Black Wall Street".

La violenza ebbe origine dall'accusa, mai provata, rivolta al giovane afroamericano Dick Rowland di aver aggredito una giovane donna bianca. Nel clima di tensione che seguì, migliaia di cittadini bianchi armati assalirono Greenwood, incendiando abitazioni, attività commerciali, scuole, chiese e studi professionali.

Le stime attuali parlano di un numero di vittime probabilmente compreso tra 100 e 300 persone, oltre a migliaia di sfollati. Numerose testimonianze riferiscono dell'impiego di aerei privati per attività di ricognizione, intimidazione e, secondo molti sopravvissuti, per il lancio di materiali incendiari e colpi d'arma da fuoco contro il quartiere. Per questo motivo il massacro di Tulsa è considerato da molti storici uno dei più gravi episodi di terrorismo razziale nella storia degli Stati Uniti.

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