Il mattino in cui ti svegli Elefante

 Ho visto gente — semplice, normale, con facce da bar del lunedì mattina — affrontare la vita con un sorriso. Non perché vada sempre tutto bene. Ma perché, a quanto pare, non c’è il tasto “Esci senza salvare”.

Lottano. Ogni giorno. Sorridono. Ogni tanto.

E sanno perfettamente che la vita non è un film motivazionale ma un reality show sadico, con budget ridotto e colonna sonora trap.

Non esistono tempi migliori. Solo ostacoli più eleganti. E pantani più profondi.

Sì, perché io, un giorno (non vi dirò quando, fatevene una ragione), ho realizzato che il mio sistema immunitario aveva fondato un gruppo organizzato: tamburi, cori, striscioni.

Dai, dai, distruggiamolo!

E io lì, senza difesa, senza biglietto d’ingresso, senza una via d’uscita e senza la possibilità di chiamare la Digos.

Ginocchia gonfie (anche se solo in apparenza), movimenti da marionetta ubriaca, e un dolore esistenziale e reale che manco Kierkegaard col torcicollo.

Insomma una “Bella ciao”, ma senza mondine e senza partigiani: una semplice invasione autoimmune.

Sono disabile. Ma in modalità invisibile.

E poi.

Quelli che al supermercato camminano come se stessero evitando mine antiuomo.

Quelli che quando dicono “oggi mi fa male tutto” si sentono rispondere “capirai, anche a me ogni tanto”.

Quelli che devono spiegare cento volte che no, non è stress, non è stanchezza, non è che “hai dormito male”.

È che il corpo ha deciso di fare sciopero a oltranza.

Senza preavviso.

Senza accordo sindacale.

Ti trattano come un esagerato.

Come uno che “vuole solo un po’ di attenzione”.

Sì, certo, come no: per fare colpo ai party:“Ragazzi, guardate! Autoinfiammazione in diretta!”

E allora sì, io sono un disabile clandestino.

In modalità stealth.

Come un ninja di fascia protetta che però non ha la fascia, non ha la protezione e inciampa sui gradini.

Eppure, nonostante tutto, ci si rialza. Sempre.

Perché vivere, nonostante tutto, è l’unica rivoluzione rimasta.

La vita ti picchia. Tu ti rialzi. Lei cambia mazza.

Gli Elefanti non vincono.

Gli Elefanti non perdono.

Gli Elefanti vivono.

Che è già una forma di disobbedienza civile.

Perciò sì: siamo Elefanti.

Lenti, storti, inadatti.

E sapete cosa?

In un mondo che corre senza sapere dove sta andando…

l’unico vero handicap è arrivare primi.

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